Le Mura Castellane

Le Mura Castellane di Fratta Todina

 

Le Mura Castellane

Le guerre devastanti tra guelfi e ghibellini, seguite alla discesa dell’imperatore Arrigo VII in Italia, avevano coinvolto tutta l’Umbria centro-meridionale e avevano visto la strepitosa vittoria di Perugia a Monte Molino nel 1310. Il nostro paese si trovò ancora una volta al centro dei combattimenti: molti abitanti furono fatti prigionieri, le case ridotte in macerie, i raccolti dati alle fiamme. Dopo alterne vicende e la definitiva partenza di Ludovico il Bavaro, successore di Arrigo VII, si concluse un trattato di pace e lentamente la nostra comunità ricominciò l’opera di ricostruzione.

I castrum di Orzolo e Montione si erano mostrati del tutto inadeguati a difendere i confini nord-occidentali del territorio tudertino. Il Consiglio Comunale di Todi individuò allora una nuova strategia difensiva, che determinò l’evoluzione di Fratta da villa a castrum. Nello statuto che si andava preparando c’era infatti una rubrica intitolata “De castro faciendo in Fracta domini Episcopi”. L’11 Novembre 1331 Vannucccio di Iacobello, sindaco di Fracta Episcopi, si presentò dinanzi al Consiglio generale del comune di Todi reclamandone l’attuazione.

In quel giorno, scrive il cronista Luca Alberto Petti, il Consiglio di Todi decise “….si fabricasse nel luogo che si diceva la Fratta del Vescovo..” “muros et fossos” cioè le mura ed il fossato con il ponte levatoio che garantiva l’accesso e la difesa della porta sud. I sovrintendenti all’opera non riuscirono però a iniziare i lavori per mancanza di fondi. Gli uomini di Fratta si riunirono allora in assemblea ed elessero loro sindaco ed ambasciatore a Todi Stefano Venturella, che perorò la causa di Fratta con tale passione che poco dopo, primavera-estate 1333, cominciarono i lavori di costruzione che furono portati a termine nel 1334.

 



Le Mura Castellane nell’oscurità della notte

 


 

Le mura furono realizzate “con prevalenza di pietrame arenario, misto a calcareo, spesso a spigoli arrotondati e disposto ad opus incertum con giunti di malta irregolari ed evidenti”.

Fratta era ormai un castello, un piccolo castello di forma arrotondata. L’estensione della cinta muraria era infatti limitata: proteggeva la chiesa, la canonica, un piccolo cassero, le case livellarie e, soprattutto, il territorio di Todi dagli attacchi nemici.

C’era un’unica porta con arco a sesto acuto, dove ancora si vedono i cardini e le buche per la trave di legno che la sbarrava.

Agli inizi del sec. XV (1413-1416) Braccio da Montone “lo ampliò e fortificò a modo suo”.

Il castello di Fratta diventò allora una minacciosa fortezza, che presentava una cinta muraria merlata, rettangolare, lunga più di 400 metri, munita di torri, di camminamenti di ronda, di porta servita da un ponte levatoio, che si abbassava su un largo fossato.

Al suo interno c’era un’ulteriore fortificazione, il cassero, residenza di Braccio, dotato di un rivellino, cioè di un baluardo avanzato rispetto alle mura con una “portella” che permetteva una più facile difesa e, all’occorrenza, garantiva la fuga.

Tramontata la stella di Braccio, gli alloggiamenti militari tornarono alla loro funzione primitiva di abitazioni, magazzini, stalle, botteghe.

Scoperta la polvere da sparo, le mura, il ponte levatoio non servivano più per resistere agli assedi, per proteggere dagli aggressori o intimorire i rivali.

I merli andarono in rovina, le mura furono abbassate e le pietre utilizzate per fare i contrafforti, ma………visitando il paese, addentrandosi nei vicoli (un tempo vicolo del sette, vicolo ritorto…) si resta colpiti dalla sua struttura: qui tutto sa di Medioevo!

Le feritoie, le antiche pietre mantengono intatto il loro fascino e ci fanno sognare.

Non si sfugge alla suggestione di un borgo, dove si ha la sensazione di vivere nel passato, sospesi in un’atmosfera incantata, fuori dal tempo.