Il Municipio

Il Gonfalone del Comune di Fratta Todina


Il Municipio

Attualmente è l’unico edificio in Fratta le cui vicende possono essere seguite e datate con certezza.

Nell’archivio comunale c’è infatti la pergamena originale, su cui, nel 1603, è stato redatto dal notaio Luca Alberto Petti l’atto di donazione alla comunità del castello di Fratta Todina, da parte dell’illustrissimo signor Angelo Cesi, vescovo di Todi, “di una sua casa” posta “tra le due porte” sul lato sud delle mura e di tutte le stanze che avrebbe fabbricato a “proprie spese” nello stesso luogo.

Il municipio sorse così, smantellato il ponte levatoio che permetteva l’ingresso al castello, “inter duas portas”: quella quattrocentesca, a sesto acuto e quella seicentesca, a tutto sesto.

Il vescovo voleva così dotare la comunità, a cui era particolarmente affezionato, di un luogo in cui poter fare i consigli pubblici e le riunioni, in quanto “per l’estrema povertà” il Consiglio era costretto a riunirsi in chiesa.

Nella nuova costruzione doveva trovar posto anche l’alloggio per il predicatore della quaresima, l’ufficio dei soprastanti alla Fiera e “un ginnasio”, “affinché i giovani che vogliono dedicarsi allo studio, possano più facilmente imparare”.

 

illustrazione della pergamena originale su cui nel 1603 fu redatto un atto di donazione

da Angelo Cesi alla comunità del castello di Fratta Todina

 

 

In realtà si realizzò una permuta di immobili tra il Cesi e la comunità della Fratta.

In cambio infatti il vescovo si assicurò l’autorizzazione all’ampliamento della villa episcopale e l’utilizzo di alcuni locali ad essa adiacenti.

Con il passare del tempo l’edificio seguì la stessa sorte di degrado del resto del paese, se nel 1844 viene definito “tugurio orrido”.

La sede comunale venne risistemata nella seconda metà del sec. XIX in concomitanza ai lavori della strada consortile Todi-Marsciano, che si decise di far passare all’interno del paese; questo determinò l’ampliamento di Porta Romana, l’abbassamento della strada e delle porte di molte case e botteghe, l’atterramento di Porta Spineta.

Durante il periodo fascista fu costruito il balconcino esterno alle mura.

In seguito al terremoto, il municipio è stato consolidato e ristrutturato.

 

All’interno, nella sala del Consiglio Comunale, si può ammirare un olio su tela, di Vincenzo Camuccini, il massimo rappresentante a Roma, nel sec. XIX, della pittura neoclassica.

Il dipinto è la copia dell’opera di Giovanni di Pietro, detto lo Spagna, eseguita all’inizio del 1500 per la chiesa del convento francescano di Spineta.

La tavola fu asportata durante l’occupazione napoleonica e restò ai Musei Vaticani, in cambio della somma di 1000 scudi d’oro e della copia, eseguita dal Camuccini e collocata nella chiesa della Spineta al posto dell’originale.

Nel 1866 durante la soppressione degli Ordini Religiosi, fu portata a Todi; reclamata dal Comune di Fratta Todina nel 1871 fu collocata nella sala consiliare del nostro comune.

 

illustrazione del timbro del notaio Luca Alberto Petti